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Procuratie
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top
Le mwdqProcuratie sono una serie di imponenti mwdgedifici collegati tra di loro che sorgono a mwdwVenezia, nel mweaSestiere di San Marco, e delimitano su tre lati mweqpiazza San Marco. Prendono il nome dall'uso che ne veniva fatto, vi alloggiavano infatti i mwegprocuratori di San Marco, i secondi dignitari più importanti nel governo della mwewRepubblica di Venezia, incaricati di amministrare il tesoro della mwfaBasilica di San Marco così come gli affari finanziari dei beni in custodia e dei patrimoni istituiti a favore di enti religiosi e caritatevoli. Sono distinte in tre ali che delimitano quasi interamente la parte della piazza antistante alla mwfqbasilica di San Marco: le mwfgProcuratie Vecchie a nord, lmwfw'mwgaAla Napoleonica a ovest e le mwgqProcuratie Nuove a sud.

Le Procuratie Vecchie, sul lato nord della piazza, furono costruite all'inizio del mwgwCinquecento, durante la mwhaguerra della Lega di Cambrai, per sostituire una struttura precedente danneggiata da un incendio. Sebbene il conflitto in corso avesse imposto vincoli finanziari e limitato l'apporto di innovazione, fu comunque il primo grande edificio pubblico a Venezia realizzato in uno stile puramente mwhqclassico. Conteneva appartamenti che i procuratori affittavano come fonte di reddito per finanziare lavori di costruzione e riparazioni in città. Sebbene gli introiti furono considerevoli, data la prestigiosa ubicazione, alla fine gli appartamenti vennero venduti per raccogliere fondi immediati per il governo, e alcuni di essi furono successivamente trasformati in club privati.

Le Procuratie Nuove, sul lato sud, ospitavano invece le residenze ufficiali dei procuratori. Costruite tra la fine del Cinquecento e la metà del mwhwSeicento per sostituire costruzioni preesistenti di origine mwiamedievale, rappresentarono il culmine di un vasto programma di rinnovamento urbano durato oltre un secolo, che trasformò profondamente il centro di Venezia conferendogli l'aspetto di un grande mwiqforo classico. Sia le residenze ufficiali nelle Procuratie Nuove, sia gli appartamenti in affitto nelle Procuratie Vecchie furono realizzati sopra portici con spazi al piano terra che venivano affittati per negozi, botteghe e successivamente mwigcaffè, tra cui gli storici mwiwCaffè Florian, mwjaCaffè Quadri e mwjqCaffè Lavena.

L'Ala Napoleonica fu realizzata all'inizio del XIX secolo, durante la seconda mwjwoccupazione francese (1805–1815), quando alla mwkacaduta della Repubblica di Venezia le Procuratie Nuove furono trasformate nella residenza del viceré del mwkqRegno d'Italia. Oggi gran parte delle Procuratie Nuove e dell'Ala Napoleonica ospitano il mwkgMuseo Correr.

Contents

Note

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Procuratori di San Marco

L'ufficio di mwoaprocuratore di San Marco, considerato in prestigio secondo solo a quello del mwoqdoge, era una delle poche cariche a vita nel governo veneziano.cite-ref-1[1]cite-ref-da-mosto-25-2-0[2] Veniva abitualmente ricoperto da mwqgnobili appartenenti alle famiglie più influenti e rappresentava tipicamente il culmine di una distinta carriera politica, ma spesso era una tappa intermedia prima dell'elezione a doge.cite-ref-3[N 1]

L'ufficio ebbe origine nel mwsaIX secolo con un singolo procuratore mwsqoperis Sancti Marci, nominato per assistere il doge nell'amministrazione della mwsgBasilica di San Marco, a quell'epoca cappella ducale.cite-ref-tiepolo-886-4-0[3] Nel tempo il numero dei procuratori crebbe: a metà del mwtwXIII secolo se ne contavano quattro, di cui due, i procuratori mwuade supra, conservavano la responsabilità per l'amministrazione della Basilica e del suo mwuqtesoro. Gli altri due, detti mwugde subtus super commissariis, amministravano i patrimoni nati come donazioni pie per conto di istituzioni religiose e caritatevoli.cite-ref-tiepolo-886-4-1[3] Nel 1319 erano sei procuratori, nel 1443 nove, divisi in tre procuratorie: mwvwde supra (responsabili della Basilica di San Marco e del suo tesoro), mwwade citra (responsabili dei patrimoni istituiti nei mwwqsestieri di mwwgSan Marco, mwwwCastello e mwxaCannaregio), e mwxqde ultra (responsabili dei patrimoni istituiti nei sestieri di mwxgSan Polo, mwxwSanta Croce e mwyaDorsoduro).cite-ref-da-mosto-25-2-1[2] Dal 1516, inizialmente per favorire la ripresa economica dopo la mwzqGuerra della Lega di Cambrai, potevano essere creati procuratori soprannumerari in momenti di difficoltà finanziaria in cambio di contributi monetari al tesoro.cite-ref-da-mosto-25-2-2[2] Questo si traduceva nella periodica vendita del prestigioso titolo. Pertanto, il numero di procuratori era variabile: nel 1521 erano diciottocite-ref-morresi-13-5-0[4] e a volte arrivarono fino a quaranta.cite-ref-6[5] La vendita della carica permetteva a giovani nobili ambiziosi di accedere rapidamente a incarichi elevati ed esercitare una grande influenza. Nel XVI secolo, ad esempio, mwcgAntonio Cappello, Vettore Grimani, mwdaFederico Contarini e Andrea Dolfin acquistarono l'ufficio.cite-ref-morresi-13-5-1[4]cite-ref-7[6]

Oltre all'onore pubblico associato, l'ufficio di procuratore garantiva un ruolo attivo nella vita politica veneziana, tanto che dopo il 1453 assicurava un seggio nel mwfwSenato. A parte le ambasciate straordinarie presso corti straniere, i procuratori erano anche esentati dall'obbligo, imposto a tutti i nobili, di accettare incarichi politici, inclusi quelli nello mwgamwgqStato da Tera e nello mwggmwgwStato da Màr, garantendo così la loro presenza in città.cite-ref-da-mosto-25-2-3[2]cite-ref-8[7]cite-ref-9[N 2] La carica conferiva anche un notevole potere economico e finanziario, grazie alla gestione di ingenti capitali e investimenti in immobili commerciali e privati, in titoli di Stato e in depositi.cite-ref-tiepolo-886-4-2[3] Ad eccezione del mwlaPalazzo Ducale, i procuratori mwlqde supra erano inoltre specificamente responsabili della costruzione, manutenzione e gestione degli edifici pubblici attorno a mwlgPiazza San Marco, inclusi i negozi, le bancarelle alimentari e gli appartamenti affittati come fonte di reddito.cite-ref-tiepolo-886-4-3[3]

Procuratie Vecchie

Contesto storico

In seguito all'ampliamento di Piazza San Marco avvenuto nella seconda metà del mwpgXII secolo, diversi edifici e terreni situati nella piazza e nei dintorni furono donati al mwpwComune di Venezia come beni da concedere in affitto, principalmente per volere del doge mwqaSebastiano Ziani e dei suoi immediati discendenti.cite-ref-10[8]cite-ref-11[N 3]cite-ref-12[N 4] Successivamente, l'amministrazione di molte di queste proprietà fu affidata ai procuratori mwtqde supra.cite-ref-13[9]cite-ref-14[N 5] L'intenzione era di creare un flusso stabile di entrate per finanziare ulteriori lavori nella Basilica di San Marco e fornire assistenza caritatevole ai poveri, evitando così il ricorso a donazioni pie private e finanziamenti statali. Tra le proprietà vi era anche un lungo edificio costruito da Ziani lungo il lato settentrionale della piazza. Come mostra la mwvgProcessione del Corpus Domini in Piazza San Marco di mwvwGentile Bellini (1496), si trattava di un edificio a due piani con appartamenti al piano superiore e botteghe al piano terra date in affitto.cite-ref-15[10]

Un incendio scoppiato nel giugno del 1512 distrusse uno degli appartamenti vicino alla mwxqtorre dell'orologio, causando il crollo di parte della facciata.cite-ref-16[11] Fu quindi deciso che, nonostante le difficoltà economiche legate alla mwygGuerra della Lega di Cambrai (1508–1516) allora in corso, l'intero edificio sarebbe stato ricostruito come segno della fiducia di Venezia in se stessa. In modo significativo, mwywMarin Sanudo annotò nel suo diario che la ricostruzione era «per renderlo molto bello per la gloria della città … nonostante la guerra» (mwzafarle di novo e bellissime, che sarà onor di la terra … ben sia la guerra).cite-ref-17[12]

Non si conosce da fonti ufficiali il nome dell'architetto delle Procuratie Vecchie e vari nomi sono stati proposti, principalmente su base stilistica e in relazione alla fama degli architetti attivi in quel periodo. Tra questi vi sono mw0gMauro Codussi, mw0wPietro Lombardo e mw1aAntonio Abbondi.cite-ref-18[N 6] Tra le fonti del Cinquecento, Sanudo cita nel suo diario (1514) il poco noto architetto toscano Zuan Celestro,cite-ref-19[13] mentre mw3qFrancesco Sansovino nella sua guida della città (1581) attribuisce il progetto a mw3gPietro Bon, mw3wmw4aproto (architetto consulente e direttore dei lavori) dei procuratori mw4qde supra.cite-ref-20[14]cite-ref-21[N 7] Tuttavia, i rispettivi contributi di Bon e Celestro al progetto restano poco chiari.cite-ref-22[N 8] Bon, come mw7gproto, fu comunque certamente responsabile della supervisione dei lavori di costruzione.cite-ref-howard-129-23-0[15]

Costruzione

Sovrintendenza di Bon (circa 1514–1529)

La costruzione iniziò dalla sezione danneggiata adiacente alla torre dell'orologio e procedette gradualmente. Per limitare la perdita di reddito dei procuratori, ciascun affittuario veniva sfrattato solo quando era necessario demolire l'appartamento per proseguire i lavori. Inoltre, i nuovi negozi al piano terra e gli appartamenti superiori venivano affittati non appena completati. Entro il 1517, la prima sezione era sufficientemente avanzata da consentire l'avvio dei lavori sulla mw9gfacciata, con i rivestimenti in mw9wpietra d'Istria. Nello stesso anno fu affittato il primo nuovo appartamento.cite-ref-24[16]

Rispetto alla struttura preesistente, la pianta del nuovo edificio fu modificata nei primi 24 mw-qportici con l'inserimento di una stretta via parallela alla piazza. Al contrario, la disposizione precedente, caratterizzata da una serie di cortili, fu mantenuta per il resto dell'edificio, più lontano dalla zona colpita dall'incendio.cite-ref-25[17]cite-ref-26[18] Ciò indica che, sebbene i documenti parlino della demolizione della struttura precedente, alcune sue parti furono in realtà conservate e riutilizzate, presumibilmente per contenere i costi.cite-ref-27[19]cite-ref-28[N 9]

Sovrintendenza di Sansovino (1529–1538)

Alla morte di Pietro Bon nel 1529, mwaraJacopo Sansovino, rifugiatosi a Venezia dopo il mwaresacco di Roma, fu nominato nuovo mwariproto dei procuratori mwarmde supra. Gli ultimi otto campate delle Procuratie Vecchie, contenenti cinque appartamenti, e le cinque campate lungo il lato occidentale della piazza (successivamente demolite) furono completate sotto la sua direzione.cite-ref-29[20]

Architettura

Le Procuratie Vecchie si estendono per 152 metri dalla mwarsTorre dell'Orologio verso l'Ala Napoleonica, con un portico di 50 arcate cui corrispondono le 100 finestre dei due piani superiori. Sebbene gli archi siano chiusi mwarwa tutto sesto, la leggerezza delle aperture richiama lo stile veneto-bizantino delle prime Procuratie, edificate nel mwar0XII secolo sotto il mwar4doge mwar8Sebastiano Ziani (visibili nel celebre dipinto di mwasaGentile Bellini mwasemwasiProcessione in piazza San Marco) e destinate ad appartamenti per i procuratori "de citra", altissimi magistrati.

Queste strutture, in parte danneggiate da un incendio all'inizio del mwasqXVI secolo, furono demolite e ricostruite su disegno di attribuzione incerta: si fanno i nomi di mwasuMauro Codussi, Giovanni Celestro e mwasyAntonio Abbondi, detto lo Scarpagnino. I lavori furono affidati nel mwasc1517 a mwasgGuglielmo dei Grigi e mwaskBartolomeo Bon il Giovane e furono completati nel mwaso1538, probabilmente con il contributo di mwassJacopo Sansovino. A coronamento della fabbrica fu posto un fregio aperto da cento piccoli oculi ovali, sui quali poggia una bianca merlatura dall'esclusivo significato pittorico.

Pianta

Data la penuria di risorse disponibili durante la guerra, le innovazioni furono limitate a modifiche progettuali finalizzate ad aumentare le entrate dei procuratori mwas4de supra, tra cui l'aggiunta di un piano per incrementare il numero di appartamenti in affitto.cite-ref-howard-129-23-1[15] Inoltre, fu aumentato il numero di botteghe e negozi al piano terra grazie all'inserimento di una stretta via dietro la fila di negozi affacciati sulla piazza, così che ogni portico corrispondesse ora a un negozio autonomo.cite-ref-30[N 10] Ai piani superiori, i vani retrostanti, collegati da gallerie sospese, erano destinati ad alloggi per la servitù associati agli appartamenti principali affacciati sulla piazza.cite-ref-31[21]

Facciata

Le Procuratie Vecchie furono il primo grande edificio eretto a Venezia in emulazione dei modelli mwaueclassici.cite-ref-howard-129-23-2[15] Sebbene molti aspetti della precedente struttura veneto-mwauybizantina siano stati mantenuti, inclusa la mwaucmerlatura decorativa lungo il profilo del tetto e la successione di due finestre sopra ciascun arco del piano terra, l'allungato arco a sesto rialzato tradizionale fu aggiornato con archi a mwauktutto sesto rinascimentali, sorretti da colonne corinzie scanalate.cite-ref-32[22] Inoltre, le colonne del piano terra, simili a quelle del Palazzo Ducale, furono sostituite da pilastri quadrati mwau4dorici. Questa scelta aderiva alla raccomandazione di mwau8Leon Battista Alberti nel suo trattato mwavamwaveDe re aedificatoria, secondo cui, nelle grandi costruzioni, la colonna, ereditata dall'mwaviarchitettura greca, dovrebbe sostenere solo un mwavmtrabeazione, mentre l'arco, derivato dall'mwavqarchitettura romana, dovrebbe poggiare su pilastri quadrati, così che la sequenza di archi risulti come «un muro aperto e interrotto in più punti».cite-ref-33[23]

Storia successiva

Per gran parte della sua storia, le Procuratie Vecchie furono proprietà in affitto gestita dai procuratori mwavsde supra. Nei diversi periodi, i negozi al piano terra ospitarono un orafo, un vetraio, un calzolaio, un incisore, un sarto, un mercante di spezie, un pittore, un coltellinaio, un rivenditore di abiti usati, un barbiere, un libraio e un notaio.cite-ref-howard-129-23-3[15]cite-ref-34[24] Nel 1638 aprì l'enoteca del mwawqRimedio, successivamente acquistata da Giorgio Quadri e trasformata nel mwawuCaffè Quadri.cite-ref-35[25] Altri caffè presenti nelle Procuratie Vecchie furono mwawoRe di Francia, mwawsAbbondanza, mwawwPitt l'eroe, mwaw0Orfeo, mwaw4Redentore, mwaw8Coraggio, mwaxaSperanza, mwaxeSpecchi e mwaxiAlla Regina d'Ungheria; quest’ultimo, l'attuale mwaxmCaffè Lavena, aprì nel 1750.cite-ref-36[26]

Grazie alla posizione privilegiata, gli affitti degli appartamenti ai piani superiori erano relativamente elevati, variando dai 40 ai 70 ducati all'anno nel 1569.cite-ref-howard-129-23-4[15] Tuttavia, durante la mwax0Guerra di Candia (1645-1669) contro l'mwax4Impero ottomano, fu necessario venderli per raccogliere fondi da destinare allo sforzo bellico.cite-ref-37[N 11] Sebbene gli appartamenti siano stati successivamente riacquistati dai procuratori, furono venduti definitivamente nel 1717.cite-ref-38[27]cite-ref-39[N 12]

Alcuni appartamenti furono successivamente trasformati in piccoli luoghi di ritrovo per intrattenimento, relax e talvolta gioco d'azzardo, chiamati mwaywcasini (casette) o mway0ridotti (probabilmente dal verbo mway4redursi, cioè recarsi in un luogo di incontro o riunione).cite-ref-40[N 13] Tra questi, le Procuratie Vecchie ospitavano il mwazmCasin dei nobili, un ampio circolo per patrizi situato al primo piano, e il mwazqcasino per i diplomatici stranieri, ai quali non era permesso socializzare con la mwazunobiltà veneziana, situato nell'ala occidentale, sul lato ovest della piazza.cite-ref-41[28]cite-ref-42[29]cite-ref-43[N 14]

In mwaametà contemporanea, le Procuratie Vecchie sono in gran parte (circa l'85%, pari a mwaaq12400 m² dell'intero complesso) di proprietà della mwaauAssicurazioni Generali, che fino al 1989 vi manteneva i propri uffici. Nel 2017 Generali incaricò lo studio mwaayDavid Chipperfield Architects Milan del restauro dell'intero edificio, completato nel 2022. L'8 aprile dello stesso anno le Procuratie Vecchie furono inaugurate e, dal 13 aprile, aperte al pubblico per la prima volta nei loro 500 anni di storia. Attualmente ospitano negozi al piano terra e uffici ai piani superiori.

Procuratie Nuove

Contesto storico

In netto contrasto con le appena costruite Procuratie Vecchie sul lato nord di piazza San Marco, il lato sud era ancora occupato da diverse strutture antiquate.cite-ref-44[30] Tra queste vi erano gli appartamenti esenti da affitto eretti nel XIII secolo per i procuratori, così come i loro mwabqridotti (uffici), situati in un edificio separato risalente al dogado di mwabuPietro I Orseolo (976–978). Questo edificio, l'mwabyOspizio Orseolo, era stato originariamente costruito come un mwabcricovero per offrire assistenza e alloggio ai mwabgpellegrini giunti in città per venerare le reliquie di San Marco. In seguito, servì come ricovero per donne indigenti.cite-ref-45[31]

Le condizioni negli appartamenti obsoleti e precari erano pessime, e le spese di manutenzione continuavano ad aumentare sia per gli occupanti sia per il governo.cite-ref-46[N 15]cite-ref-47[N 16] Alcuni procuratori, nonostante l'obbligo imposto dal mwacyMaggior Consiglio e dal mwaccConsiglio dei Quaranta, si rifiutarono di abitare in piazza, citando le condizioni umide e buie e, in alcuni casi, la mancanza di vista,cite-ref-48[N 17] preferendo vivere nei loro palazzi in altre zone della città. Altri subaffittavano gli appartamenti ufficiali per ricavarne un reddito personale.cite-ref-49[32] Inoltre, vi erano solo sei appartamenti ufficiali, due per ciascuna delle procuratie (mwadade supra, mwadede citra e mwadide ultra), assegnati al procuratore più anziano al momento della vacanza. Questo numero era insufficiente, e il governo dovette sostenere ulteriori spese per garantire un'indennità di affitto ai restanti procuratori affinché potessero risiedere nelle vicinanze della piazza.cite-ref-50[33]

Il 14 luglio 1536, i procuratori mwadgde supra incaricarono mwadkJacopo Sansovino, loro mwadoproto (architetto consulente e responsabile edilizio), di presentare un modello per un edificio a tre piani destinato a sostituire l'ospizio e gli appartamenti esistenti lungo tutto il lato sud della piazza, e a proseguire davanti al Palazzo Ducale, dove avrebbe rimpiazzato cinque ostelli per mercanti stranieri, botteghe del pane addossate e il mercato della carne.cite-ref-51[34] Non sono sopravvissute testimonianze sulle discussioni interne seguenti, ma il progetto fu radicalmente modificato. Il 6 marzo 1537 fu deciso che la costruzione del nuovo edificio, ora con solo due piani, dovesse iniziare dalla sezione davanti al palazzo e che lo spazio fosse destinato ai mwad8ridotti dei procuratori e alla mwaeabiblioteca, composta dalla preziosa collezione di manoscritti greci e latini affidata ai procuratori e donata alla Repubblica dal mwaeecardinale Bessarione nel 1468 con la richiesta di fondare una biblioteca di pubblica utilità.cite-ref-howard-1975-15-52-0[35]cite-ref-53[N 18] Non si parlò più di continuare l'edificazione lungo il lato sud fino agli anni 1550, quando la prima fase della biblioteca stava per essere completata. In quell'occasione si propose di estendere la biblioteca fino alla riva e di circondare l'intera piazza con nuove strutture, ma non fu presa alcuna iniziativa.cite-ref-54[36]

Le condizioni degli edifici sul lato sud continuarono a peggiorare, sollevando preoccupazioni per il decoro dei procuratori, e il 10 dicembre 1580 il Senato stabilì che fosse giunto il momento di demolire tali strutture, citandone ancora una volta l'età e l'aspetto indecoroso.cite-ref-samon-177-55-0[37]cite-ref-56[38] Tre progetti furono presentati per ospitare i nuovi appartamenti dei procuratori, e il 5 aprile 1582 fu approvato quello di mwafcVincenzo Scamozzi.cite-ref-samon-177-55-1[37]cite-ref-morolli-22-57-0[39]

Costruzione

Il 15 gennaio 1581, i procuratori decisero che il nuovo edificio non sarebbe stato costruito esattamente sul sito dell'ospizio e degli appartamenti esistenti, ma più arretrato, in linea con la mwaggbiblioteca Marciana.cite-ref-58[40] Questo avrebbe isolato il mwag0Campanile di San Marco e trasformato la piazza in un mwag4trapezio, conferendo maggiore rilievo visivo alla basilica sul lato est. Presumibilmente, questa era l'intenzione di Sansovino quando, nel 1537, iniziò la costruzione della biblioteca arretrata rispetto al campanile.cite-ref-howard-1975-15-52-1[35]cite-ref-samon-177-55-2[37]cite-ref-morolli-21-59-0[41]

La sostituzione delle strutture fatiscenti con un nuovo edificio per i procuratori rappresentò il culmine della mwahwrenovatio urbis, il vasto programma architettonico avviato sotto il doge mwah0Andrea Gritti per riaffermare il prestigio internazionale di Venezia dopo la sconfitta nella mwah4Battaglia di Agnadello e il mwah8trattato di pace, che sancì l'mwaiaegemonia asburgica sulla mwaiePenisola italiana al termine della mwaiiguerra della Lega di Cognac. Il programma, che includeva la mwaimZecca (iniziata nel 1536), la mwaiqbiblioteca (1537) e la mwaiuloggetta del campanile (1538), mirava a trasformare radicalmente piazza San Marco da un centro medievale con venditori, cambiavalute e latrine in un mwaiyforo classico.cite-ref-60[42] L'intento era evocare la memoria dell'antica mwaisRepubblica romana e, dopo il drammatico mwaiwsacco di Roma, presentare Venezia come sua vera erede.cite-ref-61[43]cite-ref-62[44]

Il programma edilizio era fortemente sostenuto dai "papalisti", ossia le famiglie aristocratiche più ricche e influenti, legate alla mwajycuria romana e i cui gusti riflettevano gli sviluppi artistici e architettonici di Roma e dell'Italia centrale. Essi vedevano nella trasformazione della piazza in foro classico un mezzo per affermare pubblicamente la propria visione culturale e la conoscenza dei principi dell'mwajcarchitettura romana antica come delineati da mwajgVitruvio nel mwajkmwajoDe architectura.cite-ref-morolli-22-57-1[39] Dal punto di vista economico, i papalisti avevano in gran parte abbandonato il commercio marittimo per gestire proprietà agricole sulla terraferma. In politica estera tendevano a sostenere la mwaj8Chiesa cattolica e il mwakaSacro Romano Impero. Tuttavia, il programma incontrò l'opposizione della fazione più tradizionalista e filofrancese, i "giovani", che contrastavano i tentativi dei papalisti di lasciare un'impronta architettonica duratura.cite-ref-63[45]cite-ref-64[46] Dopo la crisi costituzionale del 1582–1583, i giovani ottennero una posizione di forza e limitarono ulteriori trasformazioni della piazza.cite-ref-65[47]cite-ref-66[N 19]cite-ref-67[N 20]cite-ref-68[N 21]

Già nel 1589 furono sollevate critiche sull'eccessiva sontuosità del progetto, ritenuta più adatta a un teatro, in riferimento al lavoro di Scamozzi al mwaloTeatro Olimpico di mwalsVicenza.cite-ref-69[N 22] L'opposizione aumentò dopo la morte, nel 1595, del procuratore mwamaMarcantonio Barbaro, principale sostenitore di Scamozzi, con proposte radicali che suggerivano la demolizione della parte già costruita e la sua sostituzione con una struttura simile alle Procuratie Vecchie.cite-ref-70[48] Fu anche suggerito di tornare al progetto originale a due piani, ma il Senato decise che la costruzione proseguisse su tre piani.cite-ref-morresi-207-71-0[49]cite-ref-72[50] Tuttavia, il progetto fu radicalmente modificato e Scamozzi fu licenziato nel 1597.cite-ref-73[51]cite-ref-74[N 23]

La direzione di Scamozzi (1583–1597)

Nel marzo del 1581, prima della scelta definitiva del progetto di Scamozzi, iniziarono le demolizioni delle strutture preesistenti, comprendenti una parte del vecchio ospizio per pellegrini, e proseguirono gradualmente man mano che si rendeva necessario più spazio per i lavori.cite-ref-morolli-21-59-1[41] La costruzione vera e propria poté iniziare solo nel 1583.cite-ref-morolli-p-31-75-0[52] Sebbene Scamozzi fosse coinvolto direttamente in ogni aspetto, la supervisione fu affidata al mwaoqmwaouproto dei procuratori mwaoyde supra, mwaocSimone Sorella, il cui progetto per il nuovo edificio era stato precedentemente respinto.cite-ref-morresi-207-71-1[49]cite-ref-76[53]

Nel 1584, Scamozzi presentò ulteriori proposte progettuali che prevedevano un piano aggiuntivo, consentendo la creazione di appartamenti distinti su ciascuno dei piani superiori. Si suggerì inoltre di aggiungere un piano alla biblioteca, in fase di completamento.cite-ref-77[54] Tuttavia, a seguito dei risultati ambigui delle indagini tecniche sulle fondamenta esistenti della biblioteca, nel 1588 si decise che la biblioteca sarebbe rimasta a due piani.cite-ref-morolli-p-31-75-1[52]cite-ref-78[N 24] Fu invece accettata la proposta di innalzare le Procuratie Nuove.

Periodi successivi di direzione (1597–ca. 1660)

Al momento della destituzione di Scamozzi nel 1597, solo le prime dieci arcate erano state realizzate.cite-ref-79[55] Il progetto fu quindi affidato a Francesco di Bernardin Smeraldi, detto Fracà, nominato mwaqcproto nel 1600 alla morte di Sorella.cite-ref-80[56] Nello stesso anno furono completati i due appartamenti monopiano già in costruzione secondo il progetto di Scamozzi, e il primo fu assegnato l'anno seguente.cite-ref-81[57]

Smeraldi riconcepì radicalmente il progetto, trasformandolo in una serie di appartamenti più stretti e su più livelli,cite-ref-82[58] semplificando inoltre l'apparato decorativo complessivo.cite-ref-83[59] Entro il 1611 l'edificio aveva raggiunto la ventesima arcata e quattro appartamenti risultavano completati.cite-ref-84[60] A Smeraldi succedette come mwar0proto Mario della Carità e, successivamente, nel 1640, mwar4Baldassare Longhena, che portò a termine la costruzione delle Procuratie Nuove intorno al 1660, includendo le sette arcate fino alla mwar8chiesa di San Geminiano sul lato occidentale della piazza.cite-ref-85[61]

Architettura

Pianta

Nonostante la necessità di aumentare il numero di appartamenti disponibili per i procuratori, il progetto di Scamozzi prevedeva inizialmente solo sei unità.cite-ref-86[62] Queste erano organizzate in tre blocchi consecutivi, ciascuno largo undici arcate. I due appartamenti sui piani superiori, uno sovrapposto all'altro, condividevano un cortile comune dotato di scale e ingressi sia sulla piazza sia sul canale retrostante. Ogni appartamento era suddiviso in due sezioni: la sezione anteriore, affacciata sulla piazza, ospitava le stanze principali e uno studio, ed era collegata tramite due mwasslogge—che costeggiavano il cortile—alla sezione posteriore, destinata alle stanze per i familiari e alle aree di servizio.cite-ref-samon-177-55-3[37]cite-ref-87[63] Solo i primi due appartamenti, avviati da Scamozzi, seguono questo disegno originario.cite-ref-88[64] Il successivo progetto di Smeraldi prevedeva appartamenti più stretti, larghi solo cinque arcate, distribuiti su più piani. Ogni unità corrispondeva a quattro botteghe al piano terra e a un'arcata che conduceva a un cortile interno aperto sul canale; da qui, una scala permetteva l'accesso all'appartamento superiore.cite-ref-89[65] Aggiungendo altre tre arcate, il numero complessivo di appartamenti salì a sette, con un ottavo all'estremità occidentale della piazza.cite-ref-90[66]

Facciata

Per i primi due piani, Scamozzi dovette rispettare il disegno della biblioteca di Sansovino.cite-ref-91[67] Tuttavia, nel suo trattato mwauwLmwau0'Idea dell'Architettura Universale, criticava le mwau4trabeazioni di Sansovino, giudicate troppo alte rispetto alle colonne, con archi quindi schiacciati e sproporzionati.cite-ref-92[N 25] Nelle Procuratie Nuove, Scamozzi, classicista rigoroso, “corresse” l'errore riducendo l'altezza del fregio ionico, senza tuttavia risolvere completamente il raccordo tra i due edifici.cite-ref-93[68]cite-ref-94[69]

Nella biblioteca di Sansovino, il piano terra è costituito da colonne mwavwdoriche che sorreggono una trabeazione, sovrapposta a una serie di mwav0archi, con modelli tratti dal mwav4Teatro di Marcello e dal mwav8Colosseo di Roma. Al piano superiore, grandi colonne mwawaioniche sostengono una serie di mwaweserliane o “finestre veneziane”. Scamozzi riconosceva questi precedenti, ma criticava le sovrapposizioni. Nel suo progetto per il terzo piano delle Procuratie Nuove, le colonne mwawicorinzie poggiano su una semplice parete, privando il livello superiore delle rientranze profonde e del forte effetto di mwawmchiaroscuro dei piani inferiori.cite-ref-95[70]

La parete tra le colonne corinzie è traforata da finestre con edicola rettangolare, sormontate da timpani curvilinei e triangolari alternati, una soluzione già impiegata da mwawkBramante e mwawoRaffaello in edifici residenziali, e da mwawsAndrea Palladio nel mwawwPalazzo Porto e nel mwaw0Palazzo Chiericati a mwaw4Vicenza. Palladio aveva anche proposto questa combinazione per la ricostruzione di Palazzo Ducale dopo l'incendio del 1577, probabilmente fonte d'ispirazione per Scamozzi.cite-ref-96[71] Il modello antico di riferimento è il mwaxmPantheon, dove gli altari perimetrali alternano, a coppie, mwaxqtimpani curvi e triangolari.cite-ref-97[72]

Il progetto di Scamozzi per il piano superiore prevedeva elaborate decorazioni e figure reclinate sopra i timpani, ma Smeraldi le eliminò, e oggi sopravvivono solo sopra le prime dieci finestre completate sotto la direzione di Scamozzi.cite-ref-98[73]

Storia successiva

Gli appartamenti dei procuratori occupavano i piani superiori, mentre i negozi al piano terra venivano affittati come fonte di reddito. Nel 1683 vi era presente una caffetteria, l'unica in tutta Venezia. Successivamente, il numero di caffè nelle Procuratie Nuove aumentò, comprendendo mwayaL'Angelo Custode, mwayeDuca di Toscana, mwayiBuon Genio, mwaymDoge, mwayqImperatore, mwayuImperatrice delle Russie, mwayyTamerlano, mwaycFortuna, mwaygDiana, mwaykDama Veneta, mwayoAurora, mwaysPiastrelle, mwaywPace e mway0Arabo. Lo storico mway4Caffè Florian, inizialmente denominato mway8Venezia Trionfante, aprì nel 1720.cite-ref-99[74]cite-ref-100[75]

Dopo la mwazkcaduta della Repubblica di Venezia e l'arrivo di mwazoNapoleone, le Procuratie Nuove furono adattate a residenza ufficiale di mwazsEugène de Beauharnais, mwazwviceré del mwaz0Regno d'Italia, durante il secondo periodo di mwaz4occupazione francese (1805–1815). Gli ex appartamenti dei procuratori furono decorati da mwaz8Giovanni Battista Canal e mwa0aGiuseppe Borsato tra il 1807 e il 1813, sotto l'influsso del decoratore francese mwa0eCharles Percier, presente a Venezia nel 1807.cite-ref-101[76] Per la decorazione della sala del trono e della sala da pranzo parteciparono anche mwa0yPietro Moro e mwa0cSebastiano Santi, mentre mwa0gGiovanni Carlo Bevilacqua collaborò in altre stanze.cite-ref-102[77] Modifiche furono apportate anche tra il 1834 e il 1836 e tra il 1853 e il 1857, durante il periodo di mwa00dominazione austriaca (1815–1866), quando le Procuratie Nuove fungevano da residenza imperiale.cite-ref-103[78] Dopo l'mwa1iannessione di Venezia al mwa1mRegno d'Italia nel 1866, le Procuratie Nuove passarono alla Corona italiana, che ne cedette la proprietà allo Stato nel 1919.cite-ref-104[79] Dal 1922 l'edificio ospita il mwa1gMuseo Correr.cite-ref-105[80]

Oggi le Procuratie Nuove ospitano ai piani superiori parte del Museo Correr, il mwa14Museo del Risorgimento, il mwa18Museo Archeologico, la mwa2aDirezione dei Musei Civici e parte della mwa2eBiblioteca Nazionale Marciana.

Ridotti dei procuratori

Gli uffici dei procuratori, detti mwa20ridotti, si trovavano originariamente nella parte dell'antico ospizio per pellegrini che affacciava direttamente su piazza San Marco. Nel 1591, dopo il completamento delle ultime cinque arcate della biblioteca da parte di Vincenzo Scamozzi (1588), gli uffici furono trasferiti al piano superiore del nuovo edificio della biblioteca, mentre la parte restante dell'ospizio venne demolita per proseguire la costruzione delle Procuratie Nuove.cite-ref-106[81]

Gli uffici dei procuratori mwa3mde supra erano situati nella parte della biblioteca realizzata in precedenza da Sansovino, affacciata direttamente sulla mwa3qPiazzetta e sul Palazzo Ducale, mentre quelli dei procuratori mwa3ude citra e mwa3yde ultra si trovavano nell'area edificata da Scamozzi.cite-ref-107[82] Curiosamente, nel 1552, quando la biblioteca era ancora in costruzione, si iniziò la prassi di assegnare per sorteggio ai procuratori e ai loro ospiti l'uso dei balconi per assistere alle celebrazioni mwa3sdel carnevale nella Piazzetta.cite-ref-108[83]

L'area destinata agli uffici, accessibile dallo stesso ingresso della biblioteca, era composta da nove stanze, tre per ciascuna delle procuratie. Le stanze utilizzate dai procuratori mwa4ede supra occupavano una posizione preminente, in cima alla scala monumentale, come segno del loro prestigio. La prima delle stanze fungeva da archivio documentale, la seconda era destinata agli ufficiali amministrativi e agli scrivani presenti, la terza alle riunioni plenarie.cite-ref-zorzi-137-109-0[84]

Quadri, in prevalenza ritratti dei procuratori e opere devozionali, furono trasferiti dai precedenti uffici e adattati alle nuove stanze da mwa4cTintoretto, sotto la direzione di Scamozzi. Negli uffici dei procuratori mwa4gde supra i ritratti erano disposti in doppie file, mentre la sala delle riunioni era riservata ai ritratti dei procuratori che divennero dogi.cite-ref-110[85]

Dopo la mwa44caduta della Repubblica di Venezia, la collezione d'arte dei mwa48ridotti venne rimossa e in parte dispersa, quando la biblioteca fu annessa alle Procuratie Nuove per diventare l'appartamento reale di Eugenio di Beauharnais, viceré del Regno d'Italia napoleonico. I vecchi mwa5aridotti furono decorati da mwa5eFelice Giani tra il 1807 e il 1808 con motivi mwa5ineoclassici, figure allegoriche e scene mitologiche che esaltavano virtù morali e intellettuali.cite-ref-zorzi-137-109-1[84]

Procuratie Nuovissime (Ala Napoleonica)

Contesto storico

Quando, durante il secondo periodo di dominazione francese, le Procuratie Nuove furono trasformate in residenza reale, gli appartamenti già destinati ai procuratori vennero adattati ad uso abitativo.cite-ref-111[86] Tuttavia, la struttura mancava di un ingresso sufficientemente solenne e di sale ampie per ricevere ed intrattenere gli ospiti. Nel 1807, la mwa6uChiesa di San Geminiano, situata sul lato occidentale della piazza, fu quindi demolita per ottenere lo spazio utile ad ampliare la residenza reale e ricavare i nuovi ambienti richiesti.cite-ref-112[87]cite-ref-113[88] La chiesa, risalente al periodo del dogado di mwa64Sebastiano Ziani (1172–1178), era stata ricostruita all'inizio del Cinquecento da Cristoforo da Legname e completata nel 1557 da Jacopo Sansovino con l'aggiunta della cupola e della facciata.cite-ref-114[89]cite-ref-115[90] Era incorniciata dalle Procuratie Vecchie e dalle Procuratie Nuove, realizzate rispettivamente tra Quattrocento e Cinquecento e nel Seicento su progetto di Baldassarre Longhena.

I progetti per l'edificio che avrebbe sostituito la chiesa e unito l'ala delle Procuratie Vecchie con quella delle Procuratie Nuove furono vari. Sebbene il governo imperiale francese ricercasse una certa monumentalità, le proposte di Grazioso Buttacalice per un mwa7garco di trionfo e di Gaetano Pinali per un mwa7kportico mwa7ocorinzio furono considerate troppo radicali e poco coerenti con l'aspetto generale di piazza San Marco.cite-ref-116[91]cite-ref-117[92] Il progetto più sobrio di mwa8mGiovanni Antonio Antolini per una mwa8qloggia a due piani, con una grande scalinata sul retro, venne inizialmente approvato.cite-ref-118[93]

Costruzione

Nel 1810, il progetto di Antolini fu tuttavia abbandonato e la parte già edificata venne demolita. Anche l'ala delle Procuratie Vecchie fu abbattuta e sostituita dall'attuale edificio, progettato in stile mwa8sneoclassico da mwa8wGiuseppe Maria Soli, professore di Architettura all'mwa80Università di Modena.cite-ref-119[94]cite-ref-120[95]

Architettura

I primi due piani dell'Ala Napoleonica riprendono il ritmo delle arcate ideate da Sansovino per la biblioteca, schema che Scamozzi aveva poi adottato per le Procuratie Nuove sul lato meridionale della piazza. Per collegare visivamente il nuovo edificio al lato settentrionale, Soli ideò un piano mwa9gattico, la cui altezza corrisponde alla linea di gronda merlata delle Procuratie Vecchie.cite-ref-121[96]cite-ref-torsello-194-122-0[97] L'attico fu concepito anche per celare la grande volta della sala da ballo retrostante.cite-ref-torsello-194-122-1[97]

La facciata dell'attico è decorata con pannelli a mwa-ybassorilievo raffiguranti motivi classici, affiancati da statue a tutto tondo, collocate su piedistalli, realizzate da mwa-cAntonio Bosa e Domenico Banti. Le statue raffigurano eroi, statisti e sovrani, principalmente dell'Antichità, ritenuti espressione degli ideali napoleonici.cite-ref-123[98] La statua centrale, raffigurante mwa-0Napoleone in trono come mwa-4Giove, fu rimossa durante il secondo periodo di dominazione austriaca. Anche le decorazioni della scala, che celebravano i trionfi di Napoleone, furono sostituite.cite-ref-124[99]

Note

Esplicative

cite-note-3N 1. Nell'edizione del 1663 di mwa-sVenetia città nobilissima et singolare..., Martinioni riporta 40 procuratori che, a partire dal 1275, furono poi eletti doge. Per la lista completa, vedi mwa-wmwa-0Martinioni-Venetia,mwa-4 pp 299–300.
cite-note-9N 2. Una deliberazione del 1305 richiedeva che il mwbaiMaggior Consiglio autorizzasse specificamente un procuratore a occupare un seggio in qualsiasi consiglio. Successivamente, nel 1388, si stabilì che solo un procuratore per procuratoria potesse ricoprire un altro incarico governativo. Dal 1569 i procuratori poterono inoltre servire nel mwbammwbaqCollegio dei Savi. Vedi mwbaumwbayDa Mosto-Archivio,mwbac p. 25.
cite-note-11N 3. Le cronache datano l'ampliamento della piazza alternativamente ai dogati di mwbasVitale II Michiel (1156–1172) o di mwbawSebastiano Ziani (1172–1178). Vedi mwba0mwba4Agazzi, 1991,mwba8 p. 79.
cite-note-12N 4. Il Comune di Venezia, piuttosto che il doge, è menzionato per la prima volta come autorità rappresentativa dello Stato nel 1143. Vedi mwbbmmwbbqMaranini-costituzione,mwbbu p. 102.
cite-note-14N 5. L'atto si trova presso l'Archivio di Stato di Venezia in PS b.70, proc.155, cc.17–26. Vedi mwbbkmwbboAgazzi, 1991,mwbbs p. 82.
cite-note-18N 6. Adolfo Venturi, Giulio Lorenzetti, Luigi Angelini e Lionello Puppi attribuiscono il progetto a Mauro Codussi, generalmente considerato l'architetto della vicina torre dell'orologio. Paolo D'Ancona e Maria Luisa Gengaro attribuiscono i primi due livelli a Codussi e il piano superiore a Bartolomeo Bon. Ma Codussi morì nel 1504 e non vi sono indicazioni che si fosse pianificata la sostituzione del precedente edificio prima dell'incendio del 1512. Pietro Selvatico e Julius Baum considerano il progetto dei primi due livelli opera di Pietro Lombardo, che all'epoca aveva oltre ottant'anni, e attribuiscono il piano superiore a Bon. Donatella Calabi suggerisce anche Antonio Abbondi, detto “Scarpagnino”, per la somiglianza con il suo lavoro a Rialto dopo l'incendio del 1514. Vedi mwbb8mwbcaAgazzi, 1991,mwbce pp. 107–108 e mwbcimwbcmMorresi, 1999,mwbcq pp. 1-25, 46 (nota 40).
cite-note-21N 7. Il nome di Bon è confermato dalla testimonianza del procuratore Melchiorre Michiel nel caso del 1569 "Proprietà in Campo Russolo". Il relativo documento è nell'Archivio di Stato di Venezia in PS, b.33, processo 68, fascicolo 2. Vedi mwbcgmwbckHoward, 1980,mwbco p. 129 e mwbcsmwbcwMorresi, 1999,mwbc0 p. 87. Il testo di Howard identifica l'architetto come Bartolomeo Bon in quanto precedente alla ricerca archivistica di Stefano Mariani su Pietro Bon, spesso confuso con Bartolomeo Bon. Vedi mwbc4mwbc8Mariani, 1983.
cite-note-22N 8. Deborah Howard suggerisce che Bon possa aver semplicemente seguito il progetto di Celestro. Vedi mwbdmmwbdqHoward, 1980,mwbdu pp. 129–130. In alternativa, John McAndrew propone che la pianta possa essere opera di Celestro, mentre la facciata sarebbe attribuibile a Bon. Vedi mwbdymwbdcMcAndrew, 1980,mwbdg p. 420. Michela Agazzi e Manfredo Tafuri notano una collaborazione tra Bon e Celestro anche alla Scuola Grande di San Rocco. Ma Manuela Morresi suggerisce che l'architetto toscano coinvolto nelle Procuratie Vecchie e quello della Scuola Grande possano essere due persone distinte. Vedi mwbdkmwbdoAgazzi, 1991,mwbds p. 108, mwbdwmwbd0Morresi, 1999,mwbd4 pp. 22–25 e mwbd8mwbeaTafuri, 1985,mwbee pp. 130–131.
cite-note-28N 9. Michela Agazzi osserva che un portale dell'edificio precedente fu scoperto all'interno di un muro della nuova costruzione, vicino al Sottoportego di Corte Maruzzi, confermando che porzioni della struttura originaria non furono demolite. Vedi mwbeumwbeyAgazzi, 1991,mwbec p. 108. Manuela Morresi, al contrario, sostiene che l'interruzione della strada laterale e il ritorno alla precedente disposizione con cortili interni facevano parte di un più ampio sforzo dei procuratori e del mwbegMaggior Consiglio per riqualificare Piazza San Marco e scoraggiare determinate attività commerciali, così da aumentare il valore degli appartamenti in affitto. Vedi mwbekmwbeoMorresi, 1999,mwbes pp. 25–35.
cite-note-30N 10. La stretta via, Calle del Cappello Nero, si estende solo per ventiquattro portici, oltre i quali fu mantenuta la precedente disposizione con cortili interni. In precedenza, i negozi e le botteghe sul retro erano accessibili tramite passaggi dalla piazza che conducevano a piccoli cortili interni. Vedi mwbe8mwbfaMorresi, 1999,mwbfe p.85.
cite-note-37N 11. La deliberazione del Senato che autorizzava la vendita è datata 15 luglio 1648. Si veda mwbfumwbfyMar, Mar e Zanforlin, 1994,mwbfc p. 123.
cite-note-39N 12. I documenti relativi alla vendita e al riacquisto nel Seicento si trovano presso l'Archivio di Stato di Venezia in PS, b. 27, proc. 51, fasc. 4. Si veda mwbfsmwbfwTalamini, 1984,mwbf0 pp. 16-43 e 61-64.
cite-note-40N 13. È stato anche suggerito che il termine derivi da mwbgeredutto, in riferimento alla pratica di chiudere sezioni di appartamenti per creare aree private più piccole. Si veda mwbgimwbgmZucchetta, 1988,mwbgq p. 19 (nota 3).
cite-note-43N 14. Un altro mwbggcasino per i nobili, il mwbgkCasino dei Filarmonici, si trovava sul lato occidentale della piazza, nell'ala delle Procuratie Nuove. Si veda mwbgomwbgsMolmenti, 1911,mwbgw p. 95–96 (nota 6).
cite-note-46N 15. I costi eccessivi delle riparazioni sostenuti dai procuratori per i loro appartamenti e l'uso improprio di fondi pubblici furono oggetto di un'inchiesta formale nel 1569. I documenti relativi si trovano nell'mwbhaArchivio di Stato di Venezia, PS, b. 65 proc. 153 fasc. 1, libretto n. 25. Vedi mwbhemwbhiHoward, 1975,mwbhm p. 14.
cite-note-47N 16. Nel 1531 il Maggior Consiglio deliberò di assegnare un massimo di 40 ducati a ciascun procuratore per modifiche e restauri dell'appartamento ufficiale durante il suo incarico. Tuttavia, fondi vennero illegalmente prelevati da altri conti pubblici per finanziare i lavori. Vedi mwbhcmwbhgMorresi, 1999,mwbhk p. 18.
cite-note-48N 17. Le finestre della facciata meridionale affacciavano sui granai pubblici.
cite-note-53N 18. L'atto dei procuratori si trova nell'Archivio di Stato di Venezia, PS, Atti, reg. 125, c. 2.
cite-note-66N 19. La crisi riguardò la nomina del comitato aggiunto del mwbimConsiglio dei Dieci e portò a una riduzione dei poteri del consiglio e al rinnovato primato del Senato. Vedi mwbiqmwbiuNorwich, 1982,mwbiy pp. 498–501.
cite-note-67N 20. Tra i procuratori mwbiode supra, Antonio Querini, Leonardo Donà e Andrea Dolfin furono accesi oppositori. Vedi mwbismwbiwHoward, 2011,mwbi0 pp. 178–189 e mwbi4mwbi8Tafuri, 1985,mwbja pp. 261–271.
cite-note-68N 21. Per una discussione generale sulle fazioni politiche, dette anche "vecchi" (mwbjqpapalisti o mwbjuromanisti) e "nuovi" (mwbjygiovani), vedi mwbjcmwbjgLane, 1973,mwbjk pp. 393–395.
cite-note-69N 22. L'osservazione fu del procuratore Federico Contarini. Vedi mwbj0mwbj4Morolli, 1994,mwbj8 p. 31.
cite-note-74N 23. Nel 1599 Scamozzi fu licenziato anche dalla chiesa di San Nicolò da Tolentino. Vedi mwbkmmwbkqHoward, 1980,mwbku p. 174.
cite-note-78N 24. Manuela Morresi suggerisce che, oltre a considerazioni ingegneristiche, la decisione di mantenere l'altezza della biblioteca derivasse dall'ascesa della fazione dei mwbkkgiovani in seguito alla crisi costituzionale del 1582 e dalla loro opposizione al programma edilizio aggressivo. Si veda mwbkomwbksMorresi, 2000,mwbkw p. 207.
cite-note-92N 25. Scamozzi riteneva appropriato un rapporto tra altezza della mwblatrabeazione e della colonna di 1 a 4 per l'mwbleordine dorico e 1 a 5 per quello mwbliionico, mentre nella biblioteca i rapporti sono rispettivamente di 1 a 3 e 1 a 2. Si veda mwblmmwblqScamozzi, 1615,mwblu Lib. VI, Cap. VII, pp. 20–21.

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Collegamenti esterni

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